Perchè falliscono gli allattamenti al seno

di Roberta Leonarduzzi

Perché falliscono tanti allattamenti materni?
Spesso è una questione di aspettative, secondo me.
Ci sono genitori che partoriscono e non sanno, non hanno capito che il neonato ha dei ritmi diversi da quelli a cui siamo abituati noi, in questa società moderna, individualista e sempre organizzata ed efficiente.
Il bimbo arriva a rivoluzionare la vita, i vissuti, i tempi, i punti di vista, le visioni.
Niente dopo il parto sarà uguale a prima.
Se in senso positivo o negativo lo decide l’atteggiamento che i genitori, e la mamma in particolare, hanno di fronte a questa rivoluzione, a questi cambiamenti.

Il bimbo ha dei ritmi lenti. Giurassici.
E ci sorprende nei tempi propri, indipendenti dalla nostra volontà, a partire dal parto.
Ma nella nostra società questi tempi lenti stridono, perché siamo abituati ad organizzarci e ad essere efficienti e anche quando ci fermiamo (o crediamo di esserci fermati), qualcosa dentro di noi continua a viaggiare alla velocità di prima (l’inerzia) e non possiamo star fermi a lungo, perché dentro di noi siamo ancora in movimento.

Questo succede già al momento del parto.

Non possiamo aspettare i tempi naturali del parto, non possiamo pensare ad una assistenza che vada oltre le ore di un cambio turno, non possiamo attendere il naturale secondamento della placenta e il pulsare del cordone, abbiamo fretta di recidere il legame fisico mamma-bimbo e bimbo-placenta, ci sono dei protocolli, “we are always in hurry”, siamo sempre di corsa, per dirla all’inglese.

Ma il bimbo non conosce queste corse. E’ stato nel pancione a lentamente crescere e a germinare per nove lunghi mesi, gli ultimi senza quasi muoversi, perché era stretto stretto.
Se lasciamo al bimbo i suoi tempi, lasciato sul pancione della mamma appena nato, riesce a risalire fino al seno e a con la sua calma e i suoi tempi (che variano da bimbo a bimbo) arriva ad annusare, poi a lappare e infine ad attaccarsi al seno della mamma (il cosidetto “breast crawl”) .
Secondo gli ultimi studi e l’OMS proprio questo momento in cui il bimbo conosce il seno della mamma è il più importante per l’avvio dell’allattamento materno: il bimbo conosce il capezzolo e il seno della mamma e con i suoi tempi impara come prenderlo in bocca, mentre sta pelle a pelle con la sua mamma, il suo unico mondo per nove lunghi mesi.

E invece no, misurazioni, lavaggi, punteggi….tutine (non basterebbe una copertina sul bimbo per tenerlo al caldo mentre questo magico momento – il primo incontro fuori dal pancione – ha luogo con i suoi lentissimi e personalissimi tempi?)

E qui inizia l’allattamento in salita. Il bimbo che non ha potuto vivere con i suoi tempi questi momenti, viene guidato e forzato, a volte, a prendere il seno, spesso da un operatore; la fretta è cattiva consigliera e il bimbo può attaccarsi male, ma questo primo attacco rimane nella sua testa e poi è più difficile da correggere.

Inoltre la mamma si aspetta spesso di avere subito il seno pieno di latte, e di fronte alle poche gocce di colostro, si chiede “Avrò il latte? Come fa a stare senza mangiare nulla per ore e ore questo bimbo?”
Perché si, diciamolo: il latte “vero e proprio” arriva solo dopo 3 giorni circa dalla nascita del bimbo ed è normale che il bimbo cali di peso. Spesso questa attesa del latte “vero” e il calo ponderale sono vissuti dalla madre come una sua incapacità di nutrire il proprio bambino (quante madri escono in 3a giornata dall’ospedale già con aggiunta?)

Ma il bambino ha dei tempi diversi, deve purgarsi, deve conoscere il corpo esterno della mamma, deve aspettare che pian pianino i suoi organi si adattino alla vita extrauterina.
Nel frattempo fa le prove con il seno della mamma, succhia il nettare magico – il colostro e fa il pieno di coccole e di riposo.

Ci sono bimbi che necessitano di più coccole, altri di più riposo.

Bisogna imparare ad accettarlo senza aspettative (“Ma guarda il bimbo della vicina come dorme, ma il bimbo di mia cugina si attacca ogni 3 ore, il mio in continuo, non avrò latte”).
Lasciamoci guidare dal bambino, è una strada sconosciuta, percorriamola con calma, non è facile, ma si può.
Il bambino ha dei tempi che non sono (più) i nostri, tempi più vicini alla meditazione, alle lunghe veglie di preghiera, alla contemplazione. Come diceva Gesù a Marta (la sorella che sbrigava le faccende e si lamentava che l’altra, Maria, stesse in contemplazione e in ascolto di Gesù) “Maria ha scelto la parte migliore”. Possiamo preoccuparci della casa o rimanere in contemplazione del nostro bimbo, come Maria di Gesù.

I primi tempi (i primi mesi) con un bimbo sono così, lui ha questi tempi.
Possiamo decidere se forzarli o con meraviglia accondiscendere e lasciarci guidare da lui, e con lui percorrere questo viaggio stancante ma meravigliosamente appagante dell’amore lento, totale assoluto.

Certo, per farlo, per restare nella nostra bolla d’amore con il nostro bimbo, abbiamo bisogno che qualcuno si prenda cura di noi e della nostra casa. Una volta erano le comari, le vicine e le parenti che si occupavano della donna in puerperio e della sua casa. Per 40 giorni le puerpere erano come principesse, non toccavano acqua (e non avevano né lavatrici né lavastoviglie né asciugatrici, né vaporetti), non facevano nulla se non occuparsi del proprio bebè.

Invece al giorno d’oggi è più facile avere tanti regali e oggetti in casa, ma è più difficile avere l’aiuto delle persone. Le persone si vedono (anzi anche troppe sono le visite che la neo-mamma riceve sia in ospedale che a casa), ma è difficile averne l’aiuto, il sostegno che in questo periodo dovrebbe essere totali, dovrebbero permettere alla madre di non avere altro pensiero che il suo bebè.

Tantissimi i regali (ciucci, biberon, tiralatte, radioline e angel care, sterilizzatori, sdraiette, carrozzine, tappetini multicolore, giostrine ecc…), quando in questo periodo in realtà i regali migliori sono il proprio tempo, confezionato in pasti pronti, camicie stirate, in una spesa fatta per la mamma, in una offerta di fare e stendere una lavatrice.

Sono le mamme stesse che rifiutano l’aiuto, ma ognuna di noi che ha partorito almeno una volta se quanto sia utile e forse indispensabile per potersi riposare e essere una buona nutrice per il proprio bimbo.

La mamma spesso sacrifica l’allattamento per poter pulire la casa, per mantenerla al minimo della decenza, per assicurare al compagno un pasto caldo la sera, quando rientra dl lavoro.
Spesso è la sindrome di Wonder Woman, la volontà di mostrare che comunque ce la facciamo, anche da sole, anche con un bimbo piccolo.

Questa forza di volontà è spesso incompatibile con l’allattamento a richiesta, in particolare in bimbi che hanno stomachini piccolini, che mangiano poco e spesso, che oltre al mero cibo, sul seno trovano accoglienza, amore, calore, sicurezza, senso di appartenenza, senso di integrità.

La mamma poi spesso teme che accondiscendere a queste continue coccole possa viziare il bambino e aspetta con ansia il momento in cui il bimbo “dormirà tutta la notte”, “popperà ogni 3 ore” per poter tornare alle sue occupazioni casalinghe, a dei tempi più “normali”, che non sono i tempi del neonato. Perché questa in realtà è l’esperienza degli ultimi decenni di separazione tra mamme e bimbi, e di allattamento artificiale ed è incompatibile con un allattamento naturale.

Ecco perché falliscono molti allattamenti al seno, anche in mamme che hanno molto latte e vogliono allattare, perché non è stato loro insegnato prima del parto come questo bimbo sconvolgerà la loro vita, come accogliere lui significa accogliere il proprio sé bambino, con quei tempi rilassati, da lettone, i tempi dell’amore…e non i tempi dell’organizzazione e del fare.

Perchè allattare al seno è una questione di fiducia e non di paura, e bisogna insegnare alle mamme a fidarsi del proprio bimbo, del proprio istinto e a staccare il cervello che dice “guarda quante cose ci sono da fare, se lo abituo così non riuscirò più a staccarlo da me e poi come farò?”

Perché allattare a richiesta può essere facilissimo per qualcuno, ma molto meno per altre persone, ma quella è l’unica strada pensata dalla natura.

Gli aiuti ci sono, sono l’aiuto di altre donne esperte in allattamento, che possano aiutare, anche in casa, che motivino e confortino la mamma, che dicano, “ci sono passata anche io, sei bravissima, bellissima e il tuo bimbo cresce benissimo, anche se dorme poco e si attacca spesso”, che portino cibo, che tengano il bimbo per il tempo di una doccia, ma poi riassettino la casa mentre la mamma allatta nel lettone e si addormenta in pieno giorno con il pupo.
Sono la fascia, il portare il bimbo per poter fare quelle minime faccende senza staccarsi da lui.
Sono il compagno che va responsabilizzato e che deve imparare che sua moglie è impegnata in un lavoro grandissimo “fare latte e riprendersi dal parto, oltreché imparare a conoscere il bimbo”.
Sono i gruppi di sostegno all’allattamento, che devono essere frequentati ancora prima di partorire.

Questi aiuti ci sono ma spesso è difficile per le madri accettarli. Oppure non sanno neanche che esistono.

Ma la realtà è questa: gli allattamenti al seno falliscono anche perché le mamme pretendono troppo da loro stesse e dal loro bambino, e non riescono a dare completa fiducia al grande amore che le ha investite…

Scritto da Roberta Leonarduzzi

 

(articolo comparso per la prima volta sul blog madrenatura-tracavoliecicogne il 30 gennaio 2015)

Link utili

Gruppi di sostegno tra mamme (Cerchi Morbidi)

http://www.tensteps.org/ten-steps-successful-breastfeeding.shtml

http://www.breastcrawl.org/italian/index.shtml

sorsidivita.altervista.org/

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